LA MOSCHEA? SOLO PER ADDETTI AI LAVORI

Domani alle ore 18 presso la biblioteca di Umbertide si terrà tra alte cariche istituzionali (ambasciatore, sottosegretario, assessore e consiglieri regionali) e rappresentanti ecclesiastici (vescovo, monsignore, parroco) la presentazione del tanto celebrato protocollo d'intesa, che come si dice nell'invito giunto ai consiglieri comunali, è volto a “favorire la convivenza tra le diverse comunità religiose, per consolidare la coesione sociale e promuovere processi di integrazione". Incontro promosso dalla Prefettura di Perugia, dal Comune di Umbertide e dall'Associazione Centro Culturale Islamico di Umbertide. Classico evento autoreferenziale? Temiamo proprio di sì, visto che la cittadinanza non è stata invitata a partecipare e che per l'occasione, come era stato pubblicato sul sito del Comune alcuni giorni fa, la biblioteca resterà chiusa per l'intera giornata senza spiegarne il motivo. Solo il giorno prima dell’incontro è stato pubblicato sul sito del comune il motivo: ”Giovedì 30 novembre incontro sul Protocollo d'intesa tra Prefettura, Comune e Centro culturale islamico”. Badate bene a non partecipare perché lo stesso articolo specifica immediatamente “l’incontro è rivolto principalmente agli addetti ai lavori.” Insomma se la cantano e se la suonano e state ben attenti a non andarli a disturbare, i cittadini non sono ben accetti! Andando a guardare nello specifico il protocollo d'intesa tanto osannato, stando a quanto riportato nel documento, dovrebbe porre in capo alle associazioni una serie di impegni in tema di sviluppo del dialogo con le istituzioni e la società civile “per favorire i percorsi di integrazione e per contrastare l'estremismo violento.” Nel documento si continua a parlare di moschea, di luogo di culto, di sermoni. Perché se sulla carta la struttura di Umbertide è un centro culturale islamico e non una moschea? L'autorizzazione riguarda la costruzione di un centro culturale e non di un luogo di culto, questo va contro quanto stabilito dal nostro piano regolatore che non prevede che il terreno sia destinato a questo scopo. Quello che lascia veramente stupiti è il fatto che anziché chiarire questo aspetto, tutti coloro che rappresentano le istituzioni, in primis il Prefetto, sembrano non voler cogliere questa differenza. Viene rilasciata da un Comune l'autorizzazione per la costruzione di un centro ricreativo culturale (così dice il piano regolatore) e ci ritroviamo un luogo di culto? O forse dovremmo aspettarci a breve un cambio di destinazione d'uso? Oltretutto il patto non è inclusivo di tutti i musulmani presenti nel nostro territorio perché si sta dialogando solo con una parte di essi, la comunità islamica è ben più vasta, ignorare che ci siano altre fazioni è un grave errore se veramente si vuole raggiungere la tanto pubblicizzata integrazione.

29.11.17